YOKO ONO (La bambina dell'oceano)
di Francesca Londino

Capelli scuri corti, occhi neri, acuti e stretti come fessure, lineamenti aspri e duri da regina asiatica, piccolina ma con un il fisico nervoso, asciutto, pronto allo scatto. Yoko Ono, in giapponese kanji il suo nome significa "bambina dell'oceano", mentre il cognome "piccolo prato".
L'inatteso incontro delle forze si fonde nel suo aspetto:la fragilità e l'indomabilità, la dolcezza e l'ostilità, l'inquietudine e l'impertubabilità. Questo modo singolare, enigmatico ed irrisolvibile di essere donna sono il suo punto di forza, ma anche il suo tallone d'Achille. La storia di Yoko Ono sembra essere uscita da un romanzo d'avventure ed avrebbe molti ingredienti per esserlo: un’infanzia ed un’adolescenza avventurose, due divorzi alle spalle, una figlia rapita e ritrovata dopo 18 anni, il matrimonio con una icona della musica internazionale quale è John Lennon. Figura affascinante quella di Yoko Ono, artista eclettiva ed intellettuale del mondo moderno, che in nome della libertà di pensiero non si è mai lasciata intimidire dall'interminabile catena di maldicenze subite.
Non essendo disposta a cedere la sua immagine ai compromessi commerciali, la Ono ha sopportato stoicamente le ostilità dei fans dei Beatles che, accusandola ingiustamente di essere la principale causa dello scioglimento del gruppo, l’hanno trasformata nella moglie forse più odiata e contestata del panorama musicale. E' stata, inoltre, descritta come "la più famosa sconosciuta artista: tutti conoscono il suo nome ma nessuno sa cosa fa". Una fama negativa che di certo non ha giovato alla sua carriera artistica. In realtà, pochi sanno che, negli anni Sessanta, ancor prima di sposare John Lennon, la Ono era una delle figura chiave dell’arte avanguardistica, nell’ambito di "Fluxus", un movimento dedito alla sperimentazione musicale, poetica e artistica, nato in America negli anni Sessanta.
Artista ricca d’inventiva, poliedrica e sperimentatrice, Yoko Ono, sin dagli inizi della sua carriera artistica si è impegnata a esplorare diversi media: pittura, musica, film, scrittura, sculture e installazioni. Convinta adepta delle sperimentazioni concettuali, la Ono ha posto al centro della sua ricerca l'indagine sulle idee, sui discorsi e le riflessioni, cercando sempre di sensibilizzare l’opinione pubblica su temi come la pace e l'amore.
"Nessuno di noi potrà mai essere felice, sostiene Ono, sino a quando tristezza e distruzione non scompariranno dalla faccia della terra".
Nel 2003, turbata dagli attentati all'America dell'11 settembre, ha riproposto "Cut Piece", un'audace performance artistica, che aveva ideato e messo in scena trentanove anni prima a New York.
L'artista, seduta sul palco del Teatro Le Ranelagh di Parigi, invitava il pubblico a tagliare con delle forbici gli abiti che aveva addosso, fino a rimanere nuda. "Venite a tagliare un pezzo dei miei vestiti, proprio dove volete, un pezzo non più grande di una cartolina, e mandatelo a chi amate. Il mio cuore è la cicatrice del mio spirito". Negli ultimi anni, grazie alla sua determinazione ed alla sua inestinguibile sete di sperimentazione, l'artista nipponica sta vivendo una meritata fase di rivalutazione. Con le sue ultime opere si è imposta all’attenzione del pubblico e della critica, diventando una sorta di icona per tutte le avanguardie non solo artistiche, ma anche musicali, in genere,
Nel 2001, YES Yoko Ono, una retrospettiva dedicata all’artista, ha ricevuto uno dei più importanti encomi nel campo museale: il premio americano dell' Associazione internazionale dei critici d'arte per la miglior mostra museale svoltasi a New York.
La giusta ricompensa per aver sopportato, con quella straordinaria pazienza millenaria di cui fanno sfoggio i popoli orientali, molte accuse infamanti e prive di fondamento.