Baucina.
Qual è la molla che spinge un direttore artistico-scultore,
Vincenzo Deguardi, a realizzare un Symposium
d’arte, in Sicilia, in un paese dedito
all’agricoltura e da poco anche al turismo?
Cosa spinge il primo cittadino, il sensibile ed attento
Sindaco Ciro Coniglio e gli amministratori tutti a
prendere le distanze da eventuali scelte politiche
goderecce riconducibile all’immediatezza del
piacere, in un paese che solo ora si dedica al turismo,
ed a credere nel progetto Time Art? La risposta sta
nell’amore per la propria terra, nel credere
in progetti lungimiranti, formativi, didattici; sicuramente
forte è la certezza di lasciare un seme, che,
germogliando, possa diventare frutto della memoria.
Il progetto dalla Provincia di Palermo, da Baucina,
con un’eco immediata, ha esercitato il suo arcano
richiamo, nel mondo degli scultori, attorno al suo
territorio; ha richiamato mani possenti di valenti
e straordinari scultori che da tutta Italia hanno
risposto a Time Art, la cui valenza è quella
di recuperare prustianamente il tempo perduto per
l’arte, veicolandolo e distribuendolo in un
percorso che costituirà, nel tempo, attraverso
un percorso unitario, paese per paese, un Museo
a cielo aperto.
Un Symposium di scultura quale linfa vitale per la
creazione di una memoria storica che andrà
a valorizzare, nel tempo, il tessuto del territorio,
andrà ad arricchire un contenitore naturalistico
già pregno di storia e di cultura, impreziosendo
questo già prezioso scrigno con quelle che
costituiscono delle perle, nell’arte: le opere
sculturee di Angelo e Vincenzo Deguardi,
di Francesco Giglia, di Achille
Laiti e di Enzo Puleo.
Non sterili complementi d’arredo, non solo gradevoli
complementi d’arredo destinati a parchi urbani
e suburbani, bensì opere vive, queste sculture
dei maestri, il cui plus valore è costituito
dal loro linguaggio. Un linguaggio che è comunicazione
efficace, attuale, col presente ma è anche
dialogo antico, poetico, in un intimo abbraccio con
l’anima del passato e con l’anima dei
Padri; è linguaggio futuribile che tesse nuove
geometrie comunicative che parlino alle nuove generazioni,
che rechino in sé persino oggi, la memoria
di ieri e di domani, insieme….
Opere che con la forma, con la materia e con la sostanza
dialogano, dunque, con il territorio, ne assorbono
gli umori ed i sapori. Dal territorio esse leggono
e colgono miti e leggende, con essi tessono ed intrecciano,
in forme plastiche e le più variegate, storie
e racconti dei Padri; opere scultoree che altro non
sono che sentimenti e saggezza di una comunità
scolpite nell’anima, in quell’anima di
coloro che non intendono mai dimenticare il passato,
l’anima loci, la memoria storica.
Non dimentichiamo l’idea sacrale della scultura
che nasce dal ventre della Terra,
si nutre di compone di acqua , di terra, di fuoco,
di aria, dei quattro elementi della natura; crediamo
di aver intuito in questo processo naturale di nascita
della pietra e dalla pietra la nascita della scultura
l’ideologia alchemica…
Un’ esperienza quasi magica, mistica, religiosa
di trasmutazione della materia che da materia informe,
allo stato primordiale, diventa “ altra”,
simbolicamente aurea. Se la Terra è dunque
procreatrice, fonte di vita e di fertilità,
ciascuno scultore ha offerto una eccellente prova
nel saper procreare, sulla pietra, in un rapporto
d’amore intimo e profondo come tra la mamma
ed il suo bambino, rendendo fertile la loro idea per
poi trasferirla in una volumetria plastica che condensi
l’espressione della loro anima….senza
tempo.
Giorgio Montefoschi nel suo ultimo
libro “ Le due ragazze con gli occhi verdi”
tratta del tema della memoria e afferma che “
La memoria è tutto” e ci ricorda che
il tempo è sempre presente, come ci diceva
Sant’Agostino. Sappiamo che le lancette dell’orologio
si muovono, che la sabbia cade inesorabilmente nel
fondo della clessidra…ma la memoria ferma il
tempo, la memoria è vita, fino alla fine dei
nostri giorni.
Inoltre, Salvador Dalì, nel
1931, realizzava una delle sue opere più profonde,
importanti , dal punto di vista filosofico e la intitolava:
“La persistenza della memoria”. In essa,
alcuni orologi “ molli” si piegavano e
deformavano sotto il peso della memoria…e della
sua persistenza.
In conclusione, cinque scultori a confronto, in questo
work in progress, cinque brillanti artisti che non
temono confronti, cinque percorsi diversi, cinque
stili, cinque generi, cinque mani destre che hanno
scolpito cinque straordinarie storie…
E’ già storia, oggi…Si racconta,
a Baucina che un simpatico artista venuto dalle brume
del Nord, da Verona,con i baffi antichi, bianco-grigiastri,
attorcigliati come due virgole, all’in su, per
lavorare la sua scultura, dal nome “ Francesca”
si sia arrampicato sulle spalle della sua creatura
di pietra, di roccia calcarenitica e si dice pure
che abbia chiesto, per la sua “Donna col bambino”
ad una giovane ragazza, di nome Francesca, di Baucina,
diciottenne, in attesa di un bimbo, di posare per
lui, quasi alla fine dell’opera, per coglierne
i tratti siculi, lo sguardo già “materno”,
addolcito dall’attesa…E Francesca è
felice di questo!
Scriveva Salvatore Fiume: “
La cosa più importante è che l’artista
generi i suoi capolavori ai quali si è dedicato
con la cocciutaggine di un innamorato”.
Giorno 8 settembre avrà luogo la serata conclusiva
di consegna delle sculture alla comunità ed
al Sindaco, alla presenza delle massime autorità.
Seguirà un concerto etnofolk . La fotografia
è affidata a Mario Conti,
già direttore artistico della prima edizione
di lancio del Symposium di scultura.
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